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Fiabe moderne: “Il comunismo raccontato a un bambino” di Bini Adamczak

19 febbraio 2018
Recensione di Il comunismo raccontato a un bambino di Bini Adamcza, Edizioni Sonda

Edito da Sonda Edizioni, Il comunismo raccontato a un bambino (e non solo) è una piccola storia ricca di humor per comprendere meglio motivazioni e ideali alla base del modello comunista

Il comunismo raccontato a un bambino (e non solo) di Bini Adamczak, scrittrice tedesca impegnata in politica e in questioni di genere, non è un libro scritto e pensato per bambini. Almeno, come dice anche il titolo con il quale è pubblicato in Italia dalle Edizioni Sonda, non solo.

Si tratta di un saggio per «tutti coloro che sognano ancora di cambiare il mondo, e vogliono spiegarlo a se stessi e ai loro figli» – spiega l’autrice nell’introduzione –  che affronta una questione complessa con un linguaggio così semplice e diretto da renderla comprensibile tutti.

Per questo, nella prima parte del libro, Adamczak si preoccupa innanzitutto di dare un nome alle cose, definendo i concetti di comunismo, capitalismo, mercato, lavoro e crisi economica.

Ed è proprio con la definizione della parola comunismo – idealizzata in alcuni ambienti quanto demonizzata in altri che la studiosa tedesca, esperta di storia sovietica, vuole riappropriarsi del concetto originale. Così, quel «movimento reale che abolisce lo stato di cose presente» teorizzato da Karl Marx diventa, nel linguaggio fiabesco di Adamczak «la società in grado di cancellare tutti i mali che affliggono le persone sotto il capitalismo».

Il comunismo raccontato a un bambino inizia proprio come una fiaba, al tempo di regine e re, principesse e principi, ma che, in questo caso, non sono decisamente gli eroi della storia.

Narra di come i contadini, dopo il feudalesimo, si siano trasformati in proletari e abbiano cominciato a vendere l’unica cosa che possedevano, la loro forza-lavoro nelle tante fabbriche che stavano aprendo i battenti. Fabbriche parlanti – perché siamo sempre in una fiaba! – ma che facevano finta di non sentire le richieste dei lavoratori e avevano orecchie solo per il mercato.

La domanda che si pone Adamczak – la stessa che si poneva il filosofo e rivoluzionario Nikolai Chernyshevsky nel celebre romanzo che ispirò anche il saggio politico di Lenin con lo stesso titolo – è quindi Che fare?

Da qui, l’autrice fa iniziare la sua riflessione critica sul comunismo storico, raccontando al lettore, adulto o giovane che sia, una serie di tentativi falliti di realizzare una società comunista.

Di fronte a tanti fallimenti e tragiche eredità storiche, spiega, bisogna quindi ripartire dal desiderio rivoluzionario di un altro mondo possibile. «Desiderare il desiderio».

Quella raccontata in Il comunismo raccontato a un bambino, però, non è solo una storia. È la nostra storia («Gli uomini fanno la propria storia», diceva Karl Marx) e Bini Adamczak è molto chiara su questo punto: solo noi possiamo darle un lieto fine.

Bini Adamczak, Il comunismo raccontato a un bambino, Sonda
Bini Adamczak, Il comunismo raccontato a un bambino, Sonda