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La squillo e il delitto di Lambrate: la Mala di Milano attraverso i ricordi di Dario Crapanzano

25 gennaio 2018

In occasione della mostra Milano e la Mala, Dario Crapanzano ha presentato il suo nuovo romanzo, La squillo e il delitto di Lambrate

La Milano di Dario Crapanzano, ex pubblicitario che negli anni della pensione si è scoperto giallista, è una città che non esiste più, ma che vive ancora nelle foto d’epoca, nei ritagli dei vecchi quotidiani e nella memoria di chi, come lo scrittore, ricorda nitidamente tutti i luoghi della propria giovinezza.

È la Milano del Dopoguerra, dei banditi e della ligera, la tipica criminalità meneghina del dopoguerra, disarticolata e disomogenea, dal sapore quasi romantico. La stessa città raccontata dalla mostra Milano e la Mala. Storia criminale della città, dalla rapina di via Osoppo a Vallanzasca, in programma a Palazzo Morando fino all’11 febbraio 2018.

Quale migliore cornice, dunque, se non un’esposizione di 170 immagini d’epoca, documenti e strumenti d’indagine che raccontano l’evoluzione della malavita in città, per parlare del nuovo viaggio di Dario Crapanzano in quella Milano perduta, con la presentazione di La squillo e il delitto di Lambrate, da poco pubblicato da SEM?

Controlli di polizia in piazza Duomo, 1957, Archivio Giancolombo
Controlli di polizia in piazza Duomo, 1957, Archivio Giancolombo

«Un libro che ha un tema che si coniuga meravigliosamente con quello della Mala» ha esordito il curatore della mostra Stefano Galli, introducendo l’incontro, al quale hanno partecipato anche il direttore editoriale di SEM Antonio Riccardi e la giornalista e scrittrice Annarita Briganti.

La capacità di Crapanzano di «rievocare un mondo scomparso» è, per Antonio Riccardi, una delle maggiori qualità dello scrittore. «Si potrebbe dire che quelli di Crapanzano siano gialli in costume, calati in una realtà molto distante dalla nostra. Il suo sforzo mnemonico è quindi prezioso. Ho riconosciuto nei suoi libri la stessa vivida ricostruzione che caratterizzava l’attività giornalistica del Dino Buzzati cronista di nera» ha detto Riccardi.

Il direttore editoriale di SEM ha poi sottolineando l’assoluta novità del progetto «particolarmente ben riuscito, perché mette al centro della narrazione una nuova figura, un personaggio femminile».

Lasciando da parte, almeno per il momento, le avventure del commissario Arrigoni, che ha reso celebre il giallista, Dario Crapanzano ci presenta, così, Margherita Grande.

Come ci racconta lo stesso Dario Crapanzano: «È stata una sfida, perché, anche se nella tradizione dei gialli le investigatrici non mancano, Margherita è un’investigatrice un po’ particolare: poco più che ventenne, per vivere fa la squillo d’alto bordo».

La cosa che colpisce, ascoltando Crapanzano parlare della brillante protagonista del romanzo, è come l’autore sia riuscito a sdrammatizzare la particolare professione della giovane donna, facendo trasparire il suo acume e intraprendenza anche in quest’ambito, senza mai esprimere giudizi di sorta.

«Quando una sua amica viene accusata dell’omicidio di un capo della ligera di Lambrate,» continua Crapanzano «per scagionarla Margherita comincia a indagare, senza i poteri della polizia, usando solo il proprio intuito e la spiccata intelligenza».

Rapina di via Osoppo, 1958, Archivi Farabola
Rapina di via Osoppo, 1958, Archivi Farabola

La squillo e il delitto di Lambrate è ambientato nel 1951, quando si pativa ancora la fame e la miseria del primo dopoguerra, e ritrae una criminalità – la ligera, appunto – molto diversa da quella attuale. «Questi banditi rubavano, sì,» spiega Crapanzano, «ma evitando, la maggior parte delle volte, forme di violenza gratuite. Erano un po’ dei Robin Hood, una parte del bottino lo dividevano tra le famiglie che avevano bisogno. Era una malavita, per certi versi, più romantica rispetto a quella molto più crudele ed efferata di oggi. Certo, erano sempre dei rapinatori, non è che trovavano il bottino per terra».

La mostra Milano e la Mala prende avvio proprio da questa idea romantica della ligera, dedicando un’intera sala alla famosa rapina di via Osoppo del 1958, definita il colpo del secolo: sette uomini vestiti con tute blu assaltarono un portavalori, portandosi via oltre 614 milioni di lire senza neppure sparare un colpo. I sette banditi furono in seguito arrestati dal commissario Paolo Zamparelli per una incredibile fatalità: si erano sbarazzati delle tute gettandole nel fiume Olona, prosciugato poco dopo a causa di lavori in corso.

Questa storia da film (che, in effetti, ispirò la pellicola di Nanni Loy Audace colpo dei soliti ignoti con Vittorio Gassman, sequel de I soliti ignoti) rappresentò la fine di quella ligera raccontata anche da Dario Crapanzano. Tra gli anni ‘60 e gli ‘80, infatti, emerse una nuova criminalità, organizzata, più aspra, spesso di stampo mafioso, che si occupava di gioco d’azzardo, prostituzione e traffico di droga, oltre che di rapine.

Dario Crapanzano, La squillo e il delitto di Lambrate, SEM
Dario Crapanzano, La squillo e il delitto di Lambrate, SEM